Thursday, June 07, 2007

Perché tutto comincia dalla negazione?

(estatica autoindotta)

Mi sta un gatto sulla mano, e il suo desiderio, che io interpreto giocoso, è di mordere la mia pelle. Ora, in un presente che è un po' più in là della frase anteriore, s'è allontanato.
Eppure non gli ho negato il gioco, ma gli ho chiesto un permesso. Io volevo scrivere, lui voleva giocare. “Mago” ho chiesto più volte “posso scrivere?”. E lo incitavo con un “dai” ogni tanto.
Se fosse rimasto sulla mia mano difficilmente avrei potuto scrivere. Sono allora un presente la negazione dell'altro?
Se sì, mi sono permesso di raggiungere la negazione di un evento senza adoperare una seconda negazione?
Ammesso che non si riesca a dimostare che la negazione degli eventi e la negazione delle parole siano coincidenti.
In caso contrario avrei raggiunto una, presunta, negazione annullandola.
Mi viene in mente una facile obiezione: il permesso, per sua definizione, non è altro che spostare la responsabilità della negazione sull'interrogato. In questo caso si fornisce al presente l'ineluttabilità di una scelta subita (forse meglio “ricevuta”, come una lettera).
Ricevere una negazione ha quindi in se qualcosa di ineluttabile, e contemporaneamente favorisce che si postuli una precedente (per quanto immaginaria) richiesta di permesso.
Come è stato detto, o meglio l'esempio che è stato fatto comprende il verbo “potere”. Siamo a pieno titolo nel regno (e pensando a ritroso, nell'epoca) del possibile.
Se così stanno le cose la negazione comprende un'ipotetica precedente possibilità. Non come condizione di poter fare, ma come lasso di tempo dominato da incertezza, speranza e marginale o illegale applicabilità. Rende insomma possibile nel passato ciò che è adesso negato. Si pensi alla frase “se avessi potuto volare”.

Thursday, November 09, 2006

La terra

Come puoi crederci su quei pavimenti così levigati, appianati giornalmente da innumerevoli passi (per contarli nulla basterebbe se non uno sforzo scientifico: piedi su superficie per tempo...).
Come puoi crederci in spazi che sembrano limitati solo da fiumi variamente colorati, che si accaniscono sulle sponde fino a lasciarne un ricordo confuso, sbadito, triste.
Come puoi crederci di fronte all'altare della fuga, all'ingombrante consiglio e lugubre monito.
Eppure a qualcosa bisogna credere: "La terra onnipresente in ogni continente è rinascente"*.

*urlata da un uomo con la barba in galleria a Milano

Wednesday, March 29, 2006

Ecosistema

Carboncini e brace vermiglia muovono passi in sussulti sui corpi vivi. Sinuose le verdi esistenze fanno tutte un manto, si abbracciano sul terreno, brancano l'indispensabile. Ancora tremano i corpi incandescenti, schizzano tra l'apparire nel farsi e consumarsi. Moli riflessive stanno a curarsi del circostante, la vita ne occupa l'esistenza pienamente. Ecosistema.

Carboncini e brace vermiglia
muovono passi
in sussulti sui corpi vivi.

Sinuose le verdi esistenze
fanno tutte un manto,
si abbracciano sul terreno,
brancano l'indispensabile.

Ancora tremano i corpi
incandescenti,
schizzano
tra l'apparire nel farsi
e consumarsi.

Moli riflessive stanno
a curarsi del circostante,
la vita
ne occupa l'esistenza
pienamente.

Ecosistema.

Friday, March 24, 2006

Evidenza

Trottano scomposte le dita sul bianco e sul nero, spingono in fila onde vibranti in breve lontane. Quell'uomo segue il motivo, quello che è suo e scarta attraverso la stanza piani e forme, in cerca d'ascolto.
Ma s'impone la frenesia del flash, come strappi per capriccio: ecco soffocate le note dal suo codazzo crepitante.
Chi lo cerca lo sente appena, forse nemmeno, ad aiutarlo per movimenti inopportuni e considerazioni in notevole ritardo.
Allora, evidenza, ci si era sbagliati.

Thursday, March 09, 2006

Finalmente la pace

L'ho incontrato riverso sul dorso nell'affaticata estasi della fine. Accasciato malamente, eppure pago dell'ultima posa ed il cristallo rivolto al cielo. I vecchi filamenti raggrinziti si mostravano nel foro stretto tra crepe come rigidi strappi. Nè emanava più colori, ma ne riceveva invece: il verde umido, il senape secco. Questi lo circondavano e il grigio gli si precipitava contro, come uno scroscio d'acqua, e lo bagnava zampillando di confusione e indefinitezze.
Eppure era finalmente la pace intorno a quel televisore.

Sunday, February 19, 2006

Inverificabili passeggiate

Sentieri d'inverificabili passeggiate sublimi, gli incontri sono la più chiara apparizione del possibile. Da mezzi contati, ognuno generatore d'infinite schiere di cause, incrinano e crepano le figure pensate.
È infatti il giardino del probabile che assomiglia e nasconde il possibile, con cammini che si fanno tutti all'avanzare dello sguardo, e statue rovinanti.