Il cielo prometteva proprio male. Sulla piazzetta si allungavano spiriti umidi, e le facciate sembrava si contraessero per sottrarsi alla minaccia.
Al centro, la panchina di marmo stava in cima alla sfera del pavimento, condannata a subire, lontana dai portici. Stando seduti lì su si notava, a qualche passo, un libro, smarrito, che il vento sfogliava. Le pagine bistrattate sembrava confondessero le parole, l'una con l'altra, fino al nonsenso. Alle prime gocce lo sguardo lo abbandono.
Da sotto il portico la piazza si intravedeva, distorta nel continuo sovrapporsi di gocce. Si distingueva chiara solo una macchia nera, e un rivolo, d'inchiostro, che serpeggiava fino ad un tombino.
Monday, December 26, 2005
Tuesday, December 20, 2005
Attorno al buio profondo
In una città così vecchia i percorsi sono costretti dai sedimenti del tempo. Capita allora di dover scegliere una strada al posto di un'altra.
Sui muri di pietra la luce fa fatica a riflettersi, così ogni lampada sembra aggiunga ombre attorno al buio profondo. Una semplice passeggiata ai confini del labirinto potrebbe allora non bastare. Ma si perde ogni cosa nella ricerca di un lume tra le ombre sovrapposte.
Sui muri di pietra la luce fa fatica a riflettersi, così ogni lampada sembra aggiunga ombre attorno al buio profondo. Una semplice passeggiata ai confini del labirinto potrebbe allora non bastare. Ma si perde ogni cosa nella ricerca di un lume tra le ombre sovrapposte.
Friday, December 16, 2005
Quello che si stava per dimenticare
Appoggiati sulla barra si scorge un orizzonte limitato. La sfera d’aria, bordata dai monti e da qualche caseggiato, sembra non abbia un fondo.
Prima che il treno fischi, alle porte del piccolo orizzonte, già l’aria si riempie di sonagli, e quel cielo senza fondo vibra come per una brezza acustica.
Basterebbe togliere i gomiti dalla barra del passaggio a livello, guardandoci sotto, per trovarsi in una foresta di piccoli giunchi, tutta attorno all’acciaio.
I fischi annunciano un secondo lungo, finché il treno è passato. E il mondo ritorna quello che si stava per dimenticare.
Prima che il treno fischi, alle porte del piccolo orizzonte, già l’aria si riempie di sonagli, e quel cielo senza fondo vibra come per una brezza acustica.
Basterebbe togliere i gomiti dalla barra del passaggio a livello, guardandoci sotto, per trovarsi in una foresta di piccoli giunchi, tutta attorno all’acciaio.
I fischi annunciano un secondo lungo, finché il treno è passato. E il mondo ritorna quello che si stava per dimenticare.
Tuesday, December 13, 2005
L'attesa
Giocando con un pezzetto di filo tra le dita, sedendo su un muretto aguzzo, cercava nei dintorni qualche segno. Quel filo, che era venuto fuori dalla sua maglietta, faceva appena, corto com'era, a stringere un dito che subito si slacciava a penzolare nell'aria. Era un gioco come un altro, che le dita, un po' sporche del passato giornaliero, tentavano di portare a termine. L'attesa inseguiva un limite, qualche futuro istante lo avrebbe visto già superato.
Saturday, December 10, 2005
Di che cosa è fatta la polvere?
"Di che cosa è fatta la polvere?" - Non le andava più di spazzare in lungo e in largo quelle stanze sotto assedio. Seduta, scomposta, stava a guardare il pulviscolo agitarsi per le ante del bancone spalancate. Ogni giorno attendeva alla pulizia della casa, ma allo stesso ritmo la polvere si sgretolava per le stanze, o vi si posava dopo volteggi chissà quando incominciati. Bisognava portarla via, per non restarne oppressi, come se ogni grano, nella sua infinitesima piccolezza, facesse parte di un corpo; un corpo che occupava le stanze umane, più degli uomini.
Thursday, December 08, 2005
Di che hai bisogno?
- Di che hai bisogno?
chiese nell'atrio.
- Nulla.
Fu la risposta. Prima di lasciare quel luogo, per le scale sempre più in ombra. E salendo le chiavi tintinnavano nelle tasche, mentre il corpo un po' si appesantiva della stanchezza.
chiese nell'atrio.
- Nulla.
Fu la risposta. Prima di lasciare quel luogo, per le scale sempre più in ombra. E salendo le chiavi tintinnavano nelle tasche, mentre il corpo un po' si appesantiva della stanchezza.
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