Il cielo prometteva proprio male. Sulla piazzetta si allungavano spiriti umidi, e le facciate sembrava si contraessero per sottrarsi alla minaccia.
Al centro, la panchina di marmo stava in cima alla sfera del pavimento, condannata a subire, lontana dai portici. Stando seduti lì su si notava, a qualche passo, un libro, smarrito, che il vento sfogliava. Le pagine bistrattate sembrava confondessero le parole, l'una con l'altra, fino al nonsenso. Alle prime gocce lo sguardo lo abbandono.
Da sotto il portico la piazza si intravedeva, distorta nel continuo sovrapporsi di gocce. Si distingueva chiara solo una macchia nera, e un rivolo, d'inchiostro, che serpeggiava fino ad un tombino.
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