Friday, December 16, 2005

Quello che si stava per dimenticare

Appoggiati sulla barra si scorge un orizzonte limitato. La sfera d’aria, bordata dai monti e da qualche caseggiato, sembra non abbia un fondo.
Prima che il treno fischi, alle porte del piccolo orizzonte, già l’aria si riempie di sonagli, e quel cielo senza fondo vibra come per una brezza acustica.
Basterebbe togliere i gomiti dalla barra del passaggio a livello, guardandoci sotto, per trovarsi in una foresta di piccoli giunchi, tutta attorno all’acciaio.
I fischi annunciano un secondo lungo, finché il treno è passato. E il mondo ritorna quello che si stava per dimenticare.

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