Al centro del giardino una figurina d'un fauno così come se inciampasse, con lo sguardo perso sul viale asfaltato. Una via che si allunga fino a diventare una linea di colori semplici, sovrastata da un monte, quasi un altro mondo a limitarla. E quel celeste profondo fino alle stelle invisibili, alto sopra gli alberi in coda, d'una mattina d'inverno. È tagliato da una sola lunga lingua bianca, affusolata, semi-nascosta dai piani impilati ad ogni angolo.
Forse lui la vorebbe afferrare, per farla sua, e fare il cielo infinito, ma sta per cadere, ancora adesso.
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